Ott 22, 2013 - EVENTI    No Comments

UN DOPPIO TRAGUARDO PER ELFA AL CANTAGIRO

 

 

 

Un doppio traguardo per ELFA Promotions, i The Wild Child e le Officine Alchemiche sono alle strette finali del Cantagiro. Le Officine Alchemiche saranno a Fiuggi il 24 ottobre 2013 alle finali regionali del Lazio, mentre i The Wild Child sono già in gara per le semifinali nazionali. Due gruppi dagli stili diversi, ma uniti dalla passione per la musica si affronteranno in questa sfida all’ultimo respiro.

 

I GRUPPI

 

Le Officine Alchemiche sono il frutto della fusione di musicisti, autori e compositori derivanti da molte altre esperienze musicali passate e hanno appena portato a termine l’incisione del loro primo EP a fine agosto.

Nel frattempo i The Wild Child, con alle spalle due album e in preparazione del 3° disco, si confermano la band più interessante e dinamica del panorama metal italiano.

ELFA Promotions si consolida come valida realtà di supporto e promozione artistica ed è orgogliosa di accompagnare questi talenti della musica verso il successo.

Non perdetevi le prossime news dei nostri artisti e continuate a seguirci!

 

Ufficio Stampa e promozione ELFA Promotions

www.elfapromotions.com

Ott 22, 2013 - PARLANDO DI MUSICA    No Comments

CAMPO DEI FIORI, IL FOLK SOCIALE DEGLI SPARVIERI

Si apre con un mimo triste su una campagna in abbandono il video “Campo dei fiori” degli Sparvieri Panzer Folk. L’affrontare tematiche sociali, il degrado, la perdita dei valori, ci porta ad ascoltare con attenzione ogni parola del testo. Il ripetersi costante di “son giorni di crisi e di televisione” va ad annunciare la complessità del periodo storico, economico e sociale che stiamo attraversando. La sonorità del brano è chiaramente folk, in alcuni aspetti richiama alcuni pezzi dei Bandabardò, ma gli Sparvieri hanno una genuinità artistica che li contraddistingue. Un ritmo che coinvolge, un testo che sprigiona riflessioni continue, un giusto equilibrio tra voce e strumenti rende questa canzone molto interessante.

“Di periferia portiamo l’odore” canta Fabio Natella; dalla città, da “Campo dei Fiori” si ritorna al luogo delle proprie radici, al quarticciolo, dove è forte il legame con le tradizioni ed è consolidato il rapporto tra le persone. Nel taglio registico di Pierpaolo Perna prevale il mettere in evidenza la desolazione con la mimica facciale del clown, figura in bianco e nero, che mostra la tristezza per un mondo marcato dal potere e dallo sfruttamento dei più deboli. Il mimo, nel ruolo di personaggio che si esprime attraverso la gestualità,  potrebbe rappresentare tutti noi che siamo mossi dai fili invisibili dei media. Con coraggio e determinazione questo gruppo è riuscito a raccontare il nostro tempo, la nostra società, portando alla luce con estrema lucidità la realtà. Nel complesso le scelte musicali, il video, sono da considerarsi un lavoro valido che merita di essere valorizzato da chi è nel settore.

a cura di Michela Zanarella

Redazione ELFA Promotions

 

Ott 12, 2013 - INTERVISTE    No Comments

L’ARTE PITTORICA DI FRANCO FARINA

E’ l’estetismo tra il reale e il surreale, la dualità del fisico e dello spirituale, a dominare le opere di Franco Farina. Nato a Bergamo, lavora nel suo studio ad Olgiate Molgora in provincia di Lecco. Dopo anni di intensa attività, le sue opere sono ora  in Italia, Germania, Danimarca, Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda e Russia. E’ molto apprezzato per i suoi dipinti e per i ritratti. Michela Zanarella lo intervista per la redazione ELFA Promotions. 

 

D- Come ti sei avvicinato alla pittura e quali sono le tappe fondamentali che hanno segnato la tua carriera?

 

La pittura possiamo dire che è sempre stata una mia passione fin da bambino. Abitavo in un mulino, dove vi erano intorno anche alcune cascine con cavalli e animali dell’aia e quindi  vari pittori venivano a dipingere questi paesaggi ed io li guardavo, poi chiesi a mia mamma di prendermi una tavolozza con acquerelli e pennelli e mi misi a disegnare e dipingere anch’io. Un altro punto fondamentale fu un maestro che ebbi alle elementari che seppe riconoscere ed apprezzare le mie capacità naturali nel disegnare e dipingere e questo fu un incentivo nel creare e continuare per quella strada. Un’altra tappa fu a 19 anni, nel 1976 conobbi una ragazza, ora la mia attuale moglie, che dipingeva anche lei ed iniziai con lei a dipingere ad olio su tela, poi negli anni successivi, negli anni ottanta ho conosciuto un’ insegnate di acquerello e ho iniziato a studiare l’uso di questa tecnica ed utili anche l’uso di manuali d’arte e lo studio dell’ armonia del colore. Successivamente ho ripreso l’olio come tecnica, ma in un nuovo sistema più simile ai pittori rinascimentali, studio dei manuali e scritti dove sono riportate le tecniche e quindi la pittura ad olio che faccio,  perde quella matericità tipica del periodo impressionista. A questo punto siamo alla fine degli anni 80 e decido di creare una serie di opere che devono stupire e lasciare a bocca aperta, quindi creo una mostra, dopo le prime collettive ho organizzato mostre personali e da lì non mi sono più fermato. Da passione e hobby la pittura  è diventata la mia professione parzialmente negli anni 90 e completamente dopo il 2000. Ho collaborato con Gallerie e nello stesso tempo creo io stesso mostre collettive o personali. Ora collaboro con una Galleria di Stoccolma “Studio  Fyra  Årstider”

 

D- Quali correnti artistiche hanno in qualche modo determinato il tuo stile? Come si è evoluta o se vogliamo trasformata la tua arte nel tempo?

 

All’inizio come dicevo erano i pittori che vedevo dipingere tendenzialmente impressionisti ad affascinarmi, quindi facevo così anch’io. Amavo dipingere le ninfee di Monet, i laghetti con le ninfee ed il ponte giapponese. Mi piace molto Claude Monet. Nello studio dei pittori rinascimentali, nella loro tecnica di come creare tridimensionalità sulla tela o sulla tavola tramite il disegno, le luci, il colore e le varie velature provai ad usare queste tecniche e divennero mie. I vari studi che portavo avanti mi diedero modo di esprimermi sempre meglio e spaziare su vari temi, tecniche e materiali continuando a sperimentare e conoscere. Mi piace divagare su varie tematiche e con diverse tecniche arrivando a dipingere con lo stucco veneziano su pannelli preparati, anche se poi torno sempre ai classici colori ad olio e all’ausilio di colori acrilici e acquerelli che sono le tecniche classiche. Ciò che mi piace fare nell’arte pittorica, nelle immagini che creo è proprio interpretare un mondo che non obbedisca alle leggi naturali, come ad esempio la gravità o creare figure che son più parte del sogno e dell’immaginazione e quindi son più fedele a quel mondo sognato che al mondo solido della realtà di questo universo. 

Grazie a studi di filosofia applicata ho avuto modo di accrescere e mantenere viva la mia creatività e fantasia.

 

D- Nelle tue opere è ricorrente la visione onirica del soprannaturale, mi ha particolarmente colpito “I due Universi”. Come è avvenuta la realizzazione?

 

Come ho accennato lo studio di una filosofia applicata permette di comprendere gradualmente chi Tu sia veramente, la dualità del fisico e spirituale, la relazione che hai in quanto spirito e il tuo corpo, con questo universo e gli altri esseri. Questo studio  mi ha dato modo di poter osservare il mondo sotto un’ altra forma. Una visione che ognuno di noi fondamentalmente ha, ma non sempre ne è consapevole, e certe  volte o spesso con la confusione della attuale società certe verità vengono offuscate. Quindi con questo dipinto ho voluto rappresentare l’anima ed il corpo, la dualità. In effetti quel dipinto “I due Universi” la prima versione dipinta in parte con pennellate di colore impressionista e il corpo e l’acqua dipinti in modo più simile alla tecnica rinascimentale, sono due mondi, il fisico rappresentato da quella bella fanciulla nell’acqua e la parte evanescente che si eleva al di sopra del corpo che è l’anima, ciò che Tu sei veramente. Ed il tutto espresso con  due tecniche diverse nello stesso quadro in perfetta armonia. Un voler armonizzare questi due universi, che è ciò che ciascuno di noi cerca di fare giornalmente in modo più o meno consapevole.

 

D-Spazi dal surrealismo all’astrattismo metafisico, sperimentare stili diversi può favorire il concetto di originalità?

 

Io spazio in vari mondi creativi, mi piace scrivere favole e poesie, mi piace la musica, mi piace la pittura e nella pittura mi piace creare senza dover soggiacere a correnti, tecniche o metodi. Questo non è gradito ad alcuni Galleristi che preferiscono il pittore inquadrato che dipinge sempre la stessa faccia o le stesse cose, così è identificabile. Non seguo quella regola, ma il mio concetto è che se un musicista è bravo dovrebbe saper suonare musica classica, jazz e rock, dovrebbe spaziare in queste forme d’arte musicale. Uno che sa leggere e fare solo musica classica lo ritengo limitato. Così nella pittura. Per me è un pregio il fatto che spazio in tecniche e varie forme d’arte. E’ un po’ come saper parlare tante lingue e quindi aver modo di farsi capire meglio. O potermi esprimere come meglio credo o sento in quel momento. E’ originalità.

 

D- La pittura e la sua funzione nella società. Una tua riflessione.

 

Posso estendere questo concetto all’arte. L’arte ha la funzione di elevare spiritualmente l’essere, la persona che sei TU. Quando senti una bella canzone, quando guardi un bel quadro, quando ascolti una bella poesia o quando leggi un bel libro, questa opera d’arte Ti deve dare un’emozione positiva, ti deve far sentire un po’ più vivo, ti deve elevare spiritualmente, ti deve portare in un mondo che si dischiude ai tuoi occhi grazie alle immagini, ai suoni o alle parole organizzati in modo armonioso per comunicare un messaggio. La vera arte deve trasmettere, deve darti qualcosa,  poco o tanto, ma è sempre una finestra sul mondo dell’artista che ha evocato in quel momento e te lo sta mostrando, e tu lo puoi percepire. E’ un momento magico e a volte possono scorrere le lacrime dagli occhi ascoltando una musica, osservando un quadro o leggendo un libro, lacrime di liberazione o gioia. In un certo senso l’artista inietta la vita in questa società e penso che la maggior parte delle persone siano artisti anche nel semplice vivere.

 

D- Come pensi possa essere l’arte del terzo millennio?

 

Ritengo che l’arte classica sia e sarà sempre la linea conduttrice. Ma aperta a sperimentazioni e tecniche innovative.

L’ uomo dopo aver sposato la materialità come se fosse un culto e accorgendosi della bassa condizione in cui si sta dirigendo, si rende conto in tempo per poter smettere di seguire il culto della materialità e quindi prendere a guardare la spiritualità in un nuovo modo in cui lo studio di questa materia non sia fatto di dogmi ma uno studio scientifico delle materie umanistiche, l’artista è il messaggero di questo nuovo movimento che è nato ed è in espansione.

Ogni movimento filosofico o religioso è stato espresso dagli artisti. Puoi vedere nell’arte che sta nelle nostre chiese e nei nostri musei. Ogni movimento di pensiero ha i suoi esponenti nella musica, pittura e nelle varie forme d’arte. Ma il gusto del bello è parte innata dell’uomo. E’ solo quando si degrada al punto da desiderare la morte per se e per gli altri che sembra prediliga il gusto del brutto (e dei cadaveri). Se guardiamo la storia, i periodi fiorenti delle civiltà sono pieni di artisti e di opere d’arte e i periodi brutti e negativi son pieni di morti, gli artisti erano pochi e i liberi pensatori venivano bruciati vivi (resi cadaveri). Spettacolo ben poco edificante per una società. Quindi possiamo dedurre che in base al numero di artisti che operano in una società questo influenza la qualità di vita di quella società. E le nazioni che hanno appoggiato l’arte ne hanno sempre giovato e sono luoghi civili, nazioni che invece hanno oppresso artisti hanno avuto brutti momenti e la vita in quei luoghi ne ha risentito. Mi auguro che le persone del governo e le persone comuni possano fare le corrette scelte in questo periodo in modo da ridare a questo mondo un nuovo rinascimento. Questo è ciò che auspico e che promuovo. E se si vuole veramente, e molte persone sono in accordo su questo, so che accadrà. Quindi hai una certa responsabilità in questo gioco.

 

D- Progetti per il futuro.

 

Mostre, che siano in Galleria o in piazza, l’importante è comunicare con le persone.

Ho una mostra collettiva con altri artisti a Stoccolma tenuta dalla mia amica gallerista Irene. Domenica prossima 13 Ottobre in piazza a Lecco. Il 20 Ottobre a Vimodrone in provincia di Milano. A Novembre in una Galleria a Milano e poi Bergamo Alta in Piazza Vecchia etc etc. Ma i grandi progetti sono un nuovo rinascimento. Sono in comunicazione con parecchi artisti sia in Italia che all’estero e tutti accarezzano questa idea di un nuovo rinascimento sia nelle arti che nella società che porti maggiore benessere e sanità tra le persone. Poi non da meno un progetto di una scuola d’arte, dove uno può iniziare con le prime basi o può specializzarsi. Inoltre c’è da dire che ad un artista ed in particolare un pittore insegnano a dipingere, ma non basta, bisogna insegnargli anche come poter vivere con l’arte che fa. Mi piacerebbe proprio creare un nuovo movimento artistico ispirato ad un nuovo rinascimento. Passo per passo ce la faremo. Anche Tu che ascolti o leggi, non ne sei escluso.

Ott 3, 2013 - COMUNICATi STAMPA    No Comments

TINO BISAGNI IN CLASSIFICA DI REVERBNATION

Tino Bisagni continua la scalata al successo dopo mesi di intensa attività in radio e non solo. Al primo posto nella pop chart di Reverbnation in Svizzera, l’autore e compositore non frena la sua corsa nelle alte vette della musica.

Numerose le interviste e gli interventi in radio, il suo percorso si è arricchito anche come speaker con il programma A TUTTI QUELLI CHE lanciato in start up il 25 maggio 2013 su Radio Centro Musica. Le trasmissioni si sono intensificate con numerosi ospiti e una chiacchiera dietro l’altra sia il giovedì che il sabato, consueto appuntamento. Incredibile ma vero, il Bisagni vanta sempre maggiori fan che sono stimati ormai oltre 110000 sulla sua pagina fan di facebook.


 

L’estate ha portato i suoi frutti ed il nostro artista è già partito con “C’è qualcuno?” alla sua prima stagione radio ufficiale su Radio centro Musica e Starbit.tv

Vi invitiamo a non perderlo di vista! Gli appuntamenti saranno sempre aggiornati sul sito di ELFA Promotions, ufficio stampa ufficiale di Tino Bisagni.


Facebook:

www.facebook.com/tino.bisagni


Official site:

www.bisagni.com

News site:

www.bisagni.me

 

Ufficio Stampa e promozione ELFA Promotions

www.elfapromotions.com

Ott 1, 2013 - BLOG LIFE    No Comments

ADDIO A GIULIANO GEMMA

Serata tra amici. Una puntatina al Bingo e poi una cena a base di pesce da “Baffone”. Si era programmato una serata a Civitavecchia Giuliano Gemma senza sapere che il destino per lui aveva ben altro in serbo. Aveva dato appuntamento a Cerveteri, dove viveva, ai suoi amici e insieme si sarebbero rilassati nella sala giochi di viale Garibaldi e poi si sarebbero seduti ai tavoli poco distanti del ristorante, dove l’eroe del western all’italiana era di casa. Aveva stabilito un bel feeling con il titolare, di cui apprezzava la genuina simpatia partenopea oltre che la buona cucina.

 

Giuliano Gemma è morto dopo un terribile incidente stradale avvenuto vicino a Roma. Giuliano Gemma, che aveva 75 anni, è rimasto coinvolto in un impatto frontale mentre era a bordo della propria auto a Cerveteri. 
Giuliano Gemma è arrivato morto in ospedale nonostante i tentativi di rianimazione da parte del personale dell’ambulanza che l’ha soccorso. E’ stato trasportato all’ospedale di Civitavecchia ma inutilmente. Gli altri due feriti, più lievi, sono un uomo con suo figlio.

Il tragico schianto sulla strada del Sasso ha scombinato tutti i piani ed ha finito per far radunare tutti all’ospedale San Paolo. L’attore ci è arrivato in arresto cardiaco attorno alle 21 e nonostante i tentativi di rianimarlo non c’è stato nulla da fare. La notizia della sua morte è stata accolta in maniera composta, ma non per questo senza dolore, dagli amici con cui si era dato appuntamento.

 


CHI  ERA

 

Giuliano Gemma aveva conquistato grande popolarità alla metà degli anni Sessanta grazie a una serie di  western italiani come Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo di Duccio Tessari, Arizona Colt di Michele Lupo, Adiòs Gringo di Giorgio Stegani. In realtà la sua carriera era iniziata molto prima, quand’era giovanissimo e grazie alle sue doti atletiche (con una particolare inclinazione per la boxe) aveva spesso lavorato come stuntman. “Io, più che un attore, volevo essere uno sportivo – aveva detto in un’intervista – lo sport mi ha sempre affascinato molto e invito i giovani a fare sport, perché richiede sacrificio e il sacrificio servirà anche in altri momenti della vita”. 

Nel 1958 Dino Risi lo prende per una piccola parte nella commedia Venezia, la luna e tu con Alberto Sordi e Nino Manfredi. Ma sono gli anni della Hollywood sul Tevere e un ruolo in un “sandalone” – così venivano chiamati i film di genere peplum – non si nega a nessuno, men che mai a un ragazzone con quel fisico. E Gemma diventa un centurione per il kolossal dei kolossal, Ben Hur di William Wyler. Una semplice comparsata che però gli servirà come trampolino di lancio nel mondo del cinema – anche se altri “sandaloni” non mancheranno, da Maciste, l’eroe più grande del mondo a I due gladiatori.

È mentre sta facendo il servizio di leva come vigile del fuoco che Duccio Tessari lo sceglie per interpretare un biondissimo Krios in Arrivano i Titani: il film, mitologico con humor, si rivela un grande successo commerciale anche all’estero. Biondissimo e quasi irriconoscibile compare anche in Il gattopardo di Luchino Visconti, è il generale garibaldino amico di Tancredi, poi arrivano le produzioni internazionali come Angelica e Angelica alla corte del re.

 

Ma la consacrazione come divo è grazie al filone spaghetti western. Fascinoso cowboy, lavora con registi come Duccio Tessari, Tonino Valerii, Sergio Corbucci. I titoli sono quelli cult del genere, da Un dollaro bucato a I lunghi giorni della vendetta a Per pochi dollari ancora. Qualche volta utilizza il nome d’arte Montgomery Wood. Ed è cowboy anche in coppia con Bud Spencer in Anche gli angeli mangiano fagioli, e con Ricky Bruch in Anche gli angeli tirano di destro.

 

Dalla fine degli anni Ottanta a oggi Giuliano Gemma aveva lavorato soprattutto in produzioni televisive. Fra le più recenti Il capitanoButta la luna e la terza stagione della fiction Rai Capri. Dopo aver interpretato oltre cento film, aveva ricevuto riconoscimenti di prestigio, dal David di Donatello al premio del Festiva internazionale di Karlovy Vary come miglior attore, dal Globo d’oro al Nastro d’argento alla carriera nel 2008 e, per tre volte, il Premio De Sica.

 

 

Fonte: La Repubblica.it

Set 30, 2013 - PARLANDO DI MUSICA    No Comments

Manoloca – “Lontano dal cerchio”

 

Ammettiamolo: l’Emilia è decisamente una fertile culla per il rock più autentico, diretto, sanguigno. Ne è l’ennesima riprova questo lavoro, frutto del progetto personale di Massimo Vecchi, tuttora bassista e seconda voce dei Nomadi.

Innanzitutto va notato come il cantautore di Reggio Emilia abbia sfoderato un lavoro decisamente rock, privo di leziosismi, asciutto, ed al contempo pieno, ricco ed appagante all’ascolto.

Il disco ha un sound curato e personale, improntato all’essenzialità. Le musiche colpiscono dirette, portando avanti una narrazione emozionale immediata e coinvolgente.

I testi, nella migliore tradizione del rock emiliano, hanno il sapore della terra che li ha ispirati: ironici, terreni, veri, sentimentali e combattivi.

Sono racconti imperniati attorno all’universo uomo, uno scorcio puntuale e fedele dei tempi che viviamo, delle idiozie tipiche dell’umanità; nitida istantanea delle tragedie quotidiane, dalla precarietà del lavoro al dramma dell’emigrazione e della guerra.

Si narra di noi dunque, con un punto di vista impietoso, lontano dal cerchio giustappunto, che ha il fresco sapore dell’istintività, della franchezza.

E’ un disco forte e maturo, gradevole come un buon vino rosso e, come da regola, destinato a migliorare col tempo.

Prosit.

 

Antonino Giorgianni

Set 24, 2013 - MUSICA, PARLANDO DI MUSICA    No Comments

LUCA MILANI – SILENCE OF THIS TOWN

Il 24 settembre 2013 sarà pubblicato da Hellm Records e Martine’ Records, con distribuzione IRD, il terzo disco solista di Luca Milani “Lost for rock n roll”. Ad anticipare il disco il singolo “Silence of this town”.

Il video del brano è diretto da Carlo Lancini per Outbreak arts. La vocalità e le scelte musicali di Milani richiamano lo stile rock americano, dove il suono ruota prevalentemente intorno alla chitarra elettrica. Il video risulta essere non particolarmente innovativo ed originale, ma ciò è sicuramente dettato dalle volontà stesse dell’artista, che intende mantenere un contatto vivo e attuale con la storicità del rock made in Usa. Le doti canore di Luca Milani sono comunque degne di un valido interprete che sta cercando di volare alto nel suo genere. Il cantautore milanese dalla voce matura, sa prendere per mano chi lo ascolta fino ad avvolgerlo di calore; ha dalla sua parte un’intensità che conquista.

Il ritmo piacevole, la sonorità semplice, rendono questo lavoro interessante. Ci si trova proiettati in un folk rock elegante, leggero, che ricorda il grande Bruce Springsteen.

Gli scorci dell’ambiente in bianco e nero, la ferrovia, diventano istantanee in perfetta sintonia con la voce di Milani. L’immagine del rocher che si alterna agli spazi esterni, vuole dare un significato profondo al contenuto del testo, che corrisponde ad un viaggio riflessivo ed emozionale nell’anima dell’artista. Un viaggio intimo e coinvolgente tra le note dal valore universale.

 

di Michela Zanarella

 

RUSH

Nel 1976, sulle piste del campionato di Formula1, si disputò uno dei duelli automobilistici più appassionanti della storia di questo sport: quello tra l’austriaco Niki Lauda e l’inglese James Hunt. A raccontarlo è il premio Oscar Ron Howard, che affronta nuovamente una storia a due binari paralleli come fu per “Frost/Nixon”, narrando, con “Rush”, la nascita, l’apogeo e la fine della rivalità tra i due piloti, interpretati da Daniel Brühl (Niki Lauda) e Chris Hemsworth (James Hunt). Partendo dal campionato di Formula3, durante il quale i due si conobbero, la storia giunge al grande campionato di Formula1 del 1976, nel quale Lauda gareggiò con la Ferrari e Hunt con la storica rivale McLaren, dopo aver militato, nel 1973, nelle file della BRM, dove conobbe il suo pilota spalla Clay Regazzoni (interpretato nel film da Pierfrancesco Favino). Dopo aver vinto il suo primo titolo di campione del mondo nel 1975, l’anno successivo Lauda dimostrò ancora una volta il suo incredibile talento, vincendo sei gare su nove, finché il primo agosto, sulla pista di Nürburgring in Germania, uno dei bracci di sospensione della sua Ferrari si spezzò improvvisamente. L’auto, senza più controllo, urtò contro un argine della pista, librandosi nell’aria e schiantandosi con forza poco più avanti. Uno dei veicoli che seguiva si schiantò a sua volta contro la Ferrari, provocando un devastante incendio: il pilota austriaco rimase così intrappolato in un terribile inferno di fuoco, per poi essere trasportato con urgenza in ospedale. L’incidente lasciò gravissime ferite sul suo volto, visibili purtroppo ancora oggi, che non riuscirono, però, a fermarlo, tanto grande fu la sua determinazione di tornare in pista e sconfiggere Hunt che, forte dell’assenza di Lauda, era riuscito nel frattempo a recuperare molti punti. La sceneggiatura di “Rush” vede la firma di Peter Morgan (che aveva già collaborato con Howard per la sceneggiatura di “Frost/Nixon”), il quale ha dovuto fare i conti con un lavoro che rischiava di cedere facilmente al didascalico, dimenticando di marcare equamente il carattere dei due personaggi. Rischio percepibile proprio all’inizio del film, in cui la voce fuori campo di Lauda presenta al pubblico se stesso e il suo futuro rivale, ma che svanisce, fortunatamente, poco dopo, per tramutare “Rush” in un’opera introspettiva e coinvolgente, che riesce a calibrare in maniera magistrale dialoghi, caratterizzazione dei personaggi e ritmo della narrazione, uniti da una regia impeccabile e attenta al dettaglio. All’ironia e al sarcasmo di alcune battute fa da contrappeso un costante sentore di morte, evocato, ad esempio, da inquietanti immagini di ragni o gambe martoriate dopo un brutale incidente, a presagire il tragico destino che attende i due protagonisti, o meglio, a indicare quanto la vita dei due sia costantemente appesa a un filo molto sottile. Perfetti Brühl e Hemsworth, che con le loro impeccabili interpretazioni trasmettono perfettamente quel dualismo esistenziale tra chi la vita vuole viverla al massimo, concedendosi ogni piacere per poi dare tutto se stesso sul campo (Hunt), e chi, da professionista esperto, calcola ogni rischio in percentuale, fa della riflessione attenta e ponderata il suo punto di forza ed è costantemente concentrato sui propri obiettivi (Lauda). Howard non chiede di scegliere, ma mostra imparzialmente due facce di una stessa medaglia, rappresentando pregi e debolezze di entrambe: Hunt, competitivo e passionale, vive la vita al massimo somatizzando però ogni delusione attraverso alcol e droga (che lo porteranno alla morte prematura a soli 45 anni); Lauda, introspettivo e intelligente, perde la sua intraprendenza (mediata sempre e comunque dalla riflessione) nel momento in cui si rende conto che ha qualcosa da perdere: la donna che ama. È quindi una competizione prima di tutto esistenziale quella di “Rush”, che corre rapida come una macchina da corsa senza che lo spettatore percepisca lo scorrere del tempo (ben due ore), catturato da quelle vite che viaggiano rapide sullo schermo alla ricerca di quel brivido capace di renderle degne di essere vissute, sfidando rischi, paure e persino la morte.

 

di David di Benedetti

Set 17, 2013 - EVENTI    No Comments

ESTATE ALL’INSEGNA DEL SOCIALE E DEI LIVE PER TWC

Dopo nove mesi di promozione radio e nel web, dopo emozionanti esibizioni live in giro per l’italia, dopo numerosi articoli ed interviste su magazine e riviste di settore, i The Wild Child si confermano la band più interessante e dinamica del panorama metal italiano.

L’estate per i The Wild Child viene inaugurata il 4 maggio 2013 con la partecipazione ad un motoraduno in occasione del 10° anniversario di Retzi MC svoltosi a Samolaco (Sondrio).

A giugno sono stati ospiti in Cookie Time con Mattia Garro sull’emittente romana TRS. L’evento radio ha anticipato il loro ritorno live all’American Pub Boggia di Gordona del 14 giugno.

I fan e i consensi crescono specie dopo l’uscita sull’annuario del metal italiano di Rock Hard, mese di luglio 2013, e dopo la loro partecipazione e vittoria alle selezioni toscane del Cantagiro in data 3 agosto 2013 che gli dà di diritto l’accesso alle finali regionali in Lombardia.

 

Il vortice live continua e ved i The Wild Child impegnati nel sociale, difatti parteciperanno alla prima edizione di USCHIONE ROCK FESTIVAL con altri gruppi ad una serata di beneficienza. Tutti i proventi della serata saranno devoluti a favore della Onlus UNIVALE di Sondrio dedita all’assistenza amminsitrativa e al trasporto dei pazienti oncologici presso i vari centri di cura tutto interamente gratis.

L’Uschione Rock Festival si svolgerà il 17 agosto 2013 dalle ore 19,30 alle 24 a Chiavenna (SO).

Dopo il sociale tornano i THE WILD CHILD partecipanti mercoledì 21 agosto 2013 dalle ore 18 all’evento MOTOR ARTROCK che si svolgerà a Colico.


 

Quando talento, energia ed impegno diventano sinonimo di autenticità, il successo è garantito.

L’estate non è ancora finita, chissà quali altre sorprese ci riservano i TWC, non perdeteli di vista!

 

CONTATTI:

Official Website:

http://www.thewildchild.eu

OFFICIAL PAGE FB:

http://www.facebook.com/pages/The-Wild-Child/46702569485

Ufficio Stampa e promozione ELFA Promotions

www.elfapromotions.com

Set 14, 2013 - EVENTI, MUSICA    No Comments

BRIVIDI METAL AL CANTAGIRO

Dopo due album e in preparazione del 3° album, la stagione 2013/2014 per i The Wild Child si fa interessante. L’estate è stata coronata da diversi contesti live quali il 1° USCHIONE ROCK FESTIVAL  svoltosi a Sondrio per beneficienza organizzato dai TWC a favore di una onlus. Partecipano alle selezioni toscane del Cantagiro il 3 agosto e subito qualcuno in giuria nota qualcosa di significativo tanto farli passare come “Band strasicura”. Si ritrovano in Finale Regionale Lombardia a Milano il 13 settembre e stravincono ancora una volta alla competizione canora e musicale storica del Cantagiro. Passano quindi come meritano alle semifinali  nazionali che si terranno a Terni in data da destinarsi. 

 

 

 


IL GRUPPO


“I ‘The Wild Child’ nascono nel 2004 a Chiavenna (So)”

 Dicono: “Siamo uniti dalla stessa passione per la musica hard rock e metal”.


Iniziano come cover band di Black Sabbath, Judas Priest, Ozzy Osbourne, e W.a.s.p. Ben presto il loro interesse si sposta verso un percorso più duro ma molto più soddisfacente:  la creazione di brani inediti”.

Nasce nel 2007 il primo disco dei The Wild Child intitolato ‘In The Next Life’ seguito da un secondo album che a differenza del primo, fa emergere una maggiore maturità professionale ed una omogeneità tra i bran. L’album “Wild Child” esce nella prima metà del 2012 e nella seconda metà del 2012 viene promosso a pieno ritmo su radio, web e stampa per far conoscere ad un pubblico più vasto il loro progetto. Entra così a novembre 2012 a far parte del parco artisti di ELFA Promotions.

Dopo emozionanti esibizioni live in giro per l’Italia, dopo numerosi articoli ed interviste su magazine e riviste di settore, i The Wild Child si confermano la band più interessante e dinamica del panorama metal italiano.   I fan e i consensi crescono specie dopo l’uscita sull’annuario del metal italiano di Rock Hard, mese di luglio 2013. 

 

CONTATTI:

 

Official Website:

http://www.thewildchild.eu

 

MYSPACE THE WILD CHILD BAND:

http://www.myspace.com/thewildchildband

 

OFFICIAL PAGE FB:

http://www.facebook.com/pages/The-Wild-Child/46702569485

 

 

Ufficio Stampa  e promozione ELFA Promotions

www.elfapromotions.com 

Pagine:«1234567...36»